Maturità del FV, un'alternativa più che credibile

La revisione degli incentivi non arresta l'evoluzione tecnologica. Polemiche da respingere

 
Energia rinnovabile sulla stampa - 14 Maggio 2012

Maturità del FV,

un’alternativa più che credibile
La revisione degli incentivi non arresta l’evoluzione tecnologica.
Polemiche da respingere.
A cura di Altran Italia

È significativo il fatto che sia proprio il mondo che fino ad oggi ha ruotato intorno alla produzione di  energia da fonti fossili a sancire la definitiva maturità del fotovoltaico come fonte energetica alternativa a gas naturale e petrolio. A tal proposito, colpiscono due articoli pubblicati di recente, rispettivamente su “La Repubblica” e su “Il Giornale”. Il primo a cura di Valerio Gualerzi: «Boom rinnovabili, l’Enel avverte “A rischio impianti convenzionali ». Il secondo, a distanza di poco
meno di due settimane, a cura di Franco Battaglia: «Solare, che fregatura: costa e fa
pure flop».
Nel primo articolo, Gualerzi partendo da  alcune dichiarazioni di Andrea Colombo, presidente di Enel, descrive lo stato di stress a cui sono sottoposte le società che oggi gestiscono le centrali termoelettriche. L’incredibile crescita del FV in Italia sta di fatto erodendo ad ogni MW installato ore utili di esercizio per gli impianti convenzionali.
L’allarme del mondo imprenditoriale è ben motivato: nel contesto che si sta delineando
in Italia, gli impianti convenzionali possono solo soccombere, specialmente quelli che servono a soddisfare la domanda elettrica in concomitanza del primo picco giornaliero.
Di fronte alla forza del diritto di precedenza del fotovoltaico e di tutte le rinnovabili in generale sul Mercato Elettrico, non c’è strategia gestionale e/o commerciale che alla lunga possa tenere. A chi in Italia oggi gestisce un centrale termoelettrica, ben presto non rimarrà che vendere principalmente servizi di bilanciamento della rete piuttosto che di produzione di energia.
Il risvolto positivo sta nella definitiva consacrazione della tecnologia fotovoltaica
come alternativa valida per la produzione di energia, e questo ci porta al secondo articolo.
Battaglia, prendendo spunto dall’annunciata revisione delle tariffe incentivanti con
l’uscita del nuovo Conto Energia, spara a zero su quelli che definisce “spacciatori di
fotovoltaico” e si lancia in una serie di curiosi accostamenti del fotovoltaico che viene
paragonato alla camorra e ad una cancrena da estirpare.
Ma veniamo agli argomenti dell’accusa: secondo Battaglia, il finanziamento al fotovoltaico
non ha motivo di esistere perché si tratta di una tecnologia inutile a sopperire
al fabbisogno energetico del Paese, inutile per quantità e inutile per mancanza di contemporaneità
con la domanda di energia elettrica.
Proviamo a far chiarezza sugli argomenti avanzati dall’accusa per dimostrarne l’infondatezza.
Andrea Colombo, presidente di una delle più grandi società di produzione di energia
elettrica italiana, afferma che i numeri delle rinnovabili sono tali da mettere a rischio di
fallimento le società che oggi gestiscono le centrali termoelettriche, come descritto nell’articolo
di Gualerzi sintetizzato all’inizio.
Se la produzione di energia elettrica è arrivata a far boccheggiare gli impianti convenzionali,
a rigor di logica tanto inutili queste tecnologie non dovrebbero essere.
La seconda e più mistificante informazione che viene data nell’articolo di Battaglia è
che il picco di domanda di energia elettrica del paese avviene nel tardo pomeriggio,
quando gli impianti fotovoltaici non producono più.
Questo non è vero, come mostrato dalla figura e, come è noto a chi si occupa di
Mercato Elettrico, da diversi anni il picco di domanda elettrica avviene nel periodo estivo
e verso l’una, quando gli impianti fotovoltaici stanno dando il massimo delle loro
potenzialità.
Il picco di domanda a cui si fa forse riferimento nell’articolo di Battaglia è quello
invernale, che si verifica verso le sei di sera quando il sole è tramontato ma, come mostrato
in figura, è preceduto da un altro picco di domanda di poco inferiore per intensità
e sempre in coincidenza dell’una quando gli impianti FV sono a pieno regime ed
in grado di soddisfare la richiesta di energia.
Questo fa nascere il sospetto che si sia messa in moto la macchina del fango, come
si usa chiamarla di questi tempi, per gettare ombre su un intero settore industriale che
potrebbe contribuire a risolvere l’annoso problema italiano di approvvigionamento energetico.
La revisione al ribasso delle tariffe incentivanti in Italia e nel resto del mondo non è
in alcun modo legata ad un globale ripensamento sulla tecnologia fotovoltaica. Si tratta
di un fisiologico - e per altro ampiamente programmato - aggiustamento normativo
legato all’evoluzione del mercato.
L’affinamento della tecnologia costruttiva e il crescente effetto scala nella produzione
stanno continuando a far scendere i costi di questa tipologia di impianti, al punto tale
che c’è la diffusa convinzione che, almeno per i grandi impianti a terra, la grid parity
stata già raggiunta e che gli incentivi non siano più necessari.
Proprio da questo emerge il successo di una strategia che da un lato porterà il paese
a raggiungere e superare gli obiettivi internazionali di produzione di energia da fonte
rinnovabile, dall’altro ci dà la speranza di non rimanere strozzati in un prossimo futuro
in cui il continuo rialzo del prezzo del petrolio porterà il prezzo dell’energia a valori
insostenibili per quelle economie che non avranno saputo preventivamente sviluppare
soluzioni alternative.
Infine il legislatore dovrebbe preventivamente considerare, per il breve e medio periodo,
forme di selezione e di incentivazione per quegli impianti convenzionali, ritenuti
strategici per la rete elettrica italiana, di fornitura di servizi di bilanciamento e di potenza
di riserva, prima che fallimenti incontrollati costringano ad inefficienti e generalmente costose soluzioni d’emergenza.

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